Repubblica
Democratica del Congo: il colore della speranza
Se
la ricchezza di un paese fosse direttamente proporzionale
alle risorse che giacciono sopra e sotto il suo suolo,
il Congo sarebbe uno dei paesi più ricchi del mondo.
All'interno delle sue terre l'enorme foresta pluviale,
seconda solo a quella amazzonica, è un concerto
di biodiversità; su tutto il territorio abbondano
minerali preziosi come il rame e il coltan (indispensabile
per fabbricare cellulari e componenti dei nostri computer),
nonché diamanti e oro. Eppure la maggior parte
degli abitanti di questo paese, posto nel cuore dell'Africa
subshariana, vive al di sotto della soglia di povertà,
senza aver accesso ai bisogni più basilari, come
l'acqua, la corrente elettrica e le cure sanitarie adeguate
a sconfiggere le tante malattie diffuse nell'area dei
grandi laghi.
Una
storia troppo spesso dimenticata
Considerato
“proprietà personale” del re belga
Leopoldo II, il Congo vede l'indipendenza soltanto nel
1960. Questa data, lontana dal segnare la fine dello stato
di soggiogamento di 50 milioni di congolesi, apre un periodo
ricco di tumulti e conflitti sanguinosi, tutti africani.
Lotte interne, guerre civili, conflitti con i paesi limitrofi:
il Congo diviene per oltre 40 anni lo scenario privilegiato
di lotte etichettate come etniche, che nascondono interessi
economici e politici degli stati e delle compagnie minerarie
europee e nordamericane. Dal 1965 al 1997 il paese è
governato da Mobutu, che una volta al potere si fa chiamare
Mobutu Sese Seko, “il guerriero che va di vittoria
in vittoria senza che alcuno possa fermarlo”!
Il dittatore porta avanti un processo di “africanizzazione”
del Congo, rinominando il paese Zaire, instaurando un
regime caratterizzato da un forte culto della sua personalità,
corruzione dilagante e abuso sistematico dei diritti umani.
La comunità internazionale, USA in testa, sostiene
il dittatore per arginare l'espansione sovietica nell'area,
in cambio di regole “flessibili” per lo sfruttamento
minerario da parte delle grandi compagnie estrattive straniere.
Nella seconda metà degli anni '90, in seguito all'ingresso
nella parte est del paese di migliaia di profughi ruandesi,
Mobutu offre il pretesto per lo scoppio della guerra civile
nel proprio paese. In seguito alle persecuzioni dei profughi
Tutsi, il capo dei ribelli Kabila (sostenuto da Uganda
e Ruanda) inizia la lotta armata contro il dittatore.
L'importanza di Mobutu nello scacchiere internazionale
è sempre meno rilevante, visto il crollo dell'URSS,
e decenni di corruzione dilagante hanno indebolito il
suo potere, portando l'esercito congolese in disfacimento.
Mobutu fugge dal Congo nel 1997, lasciando che Kabila
occupi il vuoto di potere. Ma le sorti del paese non migliorano:
i vecchi amici di Kabila diventano ora i nuovi nemici
e sui territori congolesi si scatena quella che è
stata chiamata la “guerra mondiale africana”:
una sanguinosa guerra civile in cui le truppe di Uganda,
Ruanda e Burundi sostengono i ribelli, mentre Zimbawe,
Namibia e Angola appoggiano il presidente. In seguito
all'assassinio di Kabila nel 2001, sale al potere suo
figlio, Joseph Kabila, ricordato come l'uomo della pace.
Questi, infatti, nel 2003 riesce a porre fine al conflitto
e indice le prime elezioni del paese. Nel 2006 i congolesi
hanno votato per la prima volta dall'indipendenza e hanno
riconfermato il presidente uscente Joseph Kabila, con
non pochi disordini e malcontenti da parte dell'avversario
Jean-Pierre Bemba.
Il
progetto di Commercio Equo a La Ruashi
In
un paese dal passato talmente travagliato, è facile
immaginare la totale mancanza di infrastrutture, reti
commerciali e, in generale, di un tessuto economico. Il
mercato locale è pressoché inesistente e
il lavoro dei congolesi è, nei casi migliori, legato
all'estrazione dei preziosi materiali di cui è
ricco il sottosuolo, all'interno di miniere gestite da
compagnie europee, nordamericane o cinesi.
Nella regione del Katanga, ai confini meridionali con
lo Zambia, opera dal 2001 l'associazione Amka onlus che,
attraverso personale congolese, conduce un intervento
di sviluppo integrato, sostenendo l'emancipazione della
popolazione che vive alla periferia di Lubumbashi e nei
vicini villaggi. Amka interviene nel settore educativo
con progetti di istruzione e alfabetizzazione, in quello
sanitario, gestendo un centro di salute, un programma
di prevenzione della trasmissione madre-figlio del HIV
e garantendo l'accesso all'acqua ai villaggi in cui opera.
L'intervento a sostegno delle attività produttive
è stato, invece, avviato attraverso il microcredito,
grazie al quale per molte donne è stato possibile
imparare un mestiere. All'interno degli interventi di
microcredito, si è sviluppata, inoltre, una collaborazione
con la cooperativa Pangea-Niente Troppo per l'avvio di
un progetto di Commercio Equo e Solidale. Amka ha individuato
tre cooperative operanti nella periferia di Lubumbashi,
nel quartiere La Ruashi, concedendo loro dei piccoli crediti
per sostenere le attività produttive, che avevano
risentito fortemente dei conflitti in corso alla fine
degli anni '90. Le cooperative Huru, Tujikaze e Mawazo
(che in lingua swahili significano rispettivamente Libertà,
Forza e Conoscenza) sono costituite da artigiani impegnati
prevalentemente nella lavorazione della malachite, minerale
semi-prezioso presente nelle miniere di rame vicine alla
città. La cooperazione tra la cooperativa Pangea-Niente
Troppo e Amka onlus ha reso possibile l'accesso al mercato
del Commercio Equo e Solidale italiano ai 190 artigiani
di La Ruashi. Dal 2006 vengono effettuati due ordini l'anno,
prefinanziati al 50% e saldati alla consegna. I prodotti
importati in Italia dalla cooperativa Pangea-Niente Troppo
sono monili realizzati in malachite e osso, frutto dell'incontro
tra la lavorazione tradizionale e il gusto dei consumatori
italiani che frequentano le Botteghe del Mondo. Da oggi
è possibile ordinare i prodotti La Ruashi anche
attraverso Libero Mondo, che gestisce parte della distribuzione
in Italia.
Verde
malachite
La malachite è il minerale
tradizionalmente lavorato a La Ruashi, presente nelle
miniere da cui si estrae il rame. Utilizzata già
dagli Egizi per fini cosmetici e curativi (dalla sua polvere
si ricavavano ombretti che proteggevano gli occhi dal
sole), questa pietra è assai sfruttata nell'industria
cosmetologica. Secondo la tradizione, la malachite (dall'ebraico
malach, che significa "messaggero divino", equivalente
al greco "angelous" ossia "angelo")
è una pietra protettrice contro le cattiverie,
le invidie, e in generale le vibrazioni negative, che
essa assorbirebbe. Secondo alcune leggende, questa si
rompe in pezzi per avvertire chi la porta di un pericolo
incombente. Secondo la cristalloterapia, assorbe il dolore
e se tenuta a contatto con una parte contratta del corpo,
ad esempio l'addome delle donne durante il periodo mestruale,
allevia i dolori rilassando i muscoli.
Per
informazioni sul progetto e i prodotti La Ruashi
www.commercioequo.org
Claudia Piacenza
pangea.import@commercioequo.org
I
prodotti di Progetto Ruashi
sono identificabili
dai codici con le iniziali: 441